Quotidiano | Categorie: Politica, Ambiente

Pfas, chiusi due pozzi privati in città. Raffaele Colombara: «quale sorte per l’economia agricola?»

Di Piero Casentini Lunedi 17 Ottobre 2016 alle 15:59 | 0 commenti

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Il Consigliere comunale Raffaele Colombara, Lista Variati Sindaco, ha posto al primo cittadino di Vicenza Achille Variati un’interrogazione nella quale chiede delucidazioni in merito all’ordinanza «contingibile ed urgente» numero 5482 del 14 ottobre 2016 (clicca qui per il documento originale). Tale provvedimento ordinava il divieto d’uso a scopo potabile ed alimentare dell’acqua estratta da due pozzi privati a servizio de La Locanda, un'attività di ristorazione sita in via Battaglione Valtellina. Nell’interrogazione posta da Colombara si legge come nei campioni d’acqua prelevati sarebbero stati rilevati valori «quasi doppi rispetto a quanto indicato dai limiti di concentrazione consentiti per i Pfas».

Il Consigliere ricorda che «per la loro natura tali sostanze non si deteriorano e quindi stanno irrimediabilmente compromettendo quella che è la falda più estesa d’Europa». Se per l’acqua erogata dall’acquedotto pubblico, stando a quanto dichiarato dall’Ente Gestore, non ci sarebbero problemi di potabilità, grazie anche alla lontananza delle fonti di approvvigionamento dall’area inquinata, così non si può dire per i pozzi privati spesso utilizzati per l’irrigazione e l’allevamento di animali.

Di seguito il testo integrale dell'interrogazione:

L'inquinamento da Pfas aveva finora lambito la città di Vicenza.

Con ORDINANZA CONTINGIBILE ED URGENTE del Sindaco (n.5482 del 14/10/2016, P.G.N. 130215) sono stati chiusi in questi giorni due pozzi privati con valori quasi doppi rispetto a quanto indicato dai limiti di concentrazione consentiti per i Pfas.

I pozzi fornivano acqua potabile ad una attività di ristorazione in ambito cittadino.

L'ordinanza:

  • comunica la non potabilità dell'acqua visto che i valori di PFOA e degli altri PFAS eccedono i livelli di performance previsti;

  • ordina il divieto del suo utilizzo potabile e per la produzione di alimenti;

  • informa che il Comune provvederà affinché sia attiva attraverso l'ente gestore una fornitura di emergenza di acqua potabile per un massimo di 30 giorni, al termine dei quali la ditta dovrà essersi allacciata alla rete od ottemperare in altri modi.

Il fatto e i dati innalzano l'attenzione sul fenomeno di inquinamento, che ora tocca direttamente la città, destano preoccupazione per la salute dei cittadini e dell'ambiente, pongono nuovi interrogativi.

Nel marzo 2015 con analoga interrogazione si chiedeva se fosse possibile ipotizzare fino a dove si estendesse l'inquinamento, posto che erano stati individuati campioni di uova, carni e ortaggi contaminati nel vicino comune di Creazzo.

I dati di questi giorni forniscono implicitamente una risposta, purtroppo molto negativa, e cioè che la falda contaminata da PFOS/PFAS si sta estendendo. Ricordiamo che per la loro natura tali sostanze non si deteriorano e quindi stanno irrimediabilmente compromettendo quella che è la falda più estesa d’Europa.

Se l'acqua dell'acquedotto pubblico che giunge nelle case della città è assicurata come pulita e potabile dall'Ente Gestore, anche per la lontananza delle fonti di approvvigionamento dall'epicentro dell'inquinamento, diversa si sta quindi rivelando la situazione per i pozzi privati.

La vicenda mette ancor di più in evidenza come questo inquinamento tocchi da vicino non solo la salute dei cittadini, ma abbia anche pesanti riflessi sull'economia. Molti pozzi privati, lo ricordiamo, vengono utilizzati per l'allevamento di animali e l'irrigazione dei campi. Quale la sorte per gli orti privati; quale soprattutto per l’economia agricola, non solo quella a km zero? In questo caso, poi, un’attività imprenditoriale paga pesantemente per danni creati da altri.

Chi pagherà per tutto questo? Nonostante le iniziative in atto anche da parte delle istituzioni, sembra ancora lontano il momento in cui qualcuno risponderà per questo inquinamento e le sue conseguenze, con responsabilità che sono peraltro gia state evidenziate fin dai primi studi di ARPAV.

La vicenda ripropone con forza la questione del controllo e della prevenzione, abbandonati in quest'ultimo decennio da parte della Regione e di cui simbolo è lo smantellamento di ARPAV.


Tutto ciò premesso


SI CHIEDE ALL'AMMINISTRAZIONE

  • Quali valori risultassero dalle precedenti rilevazioni sui due pozzi, viste le ordinanze emesse nel 2013 e 2014, che già prevedevano analisi dei pozzi privati ad uso potabile ed alimentare;

  • se vi siano altri casi analoghi di pozzi privati con valori fuori norma e per i quali sia in corso verifica attraverso controanalisi da parte di Ulss 6 e ARPAV;

  • se la mappatura dei pozzi privati sia completa e come sia controllata;

  • quali altre azioni oltre all'ordinanza siano state poste in atto da parte della struttura comunale per la tutela della salute dei cittadini; quali azioni o interventi siano stati sollecitati presso l'autorità sanitaria;

  • quali azioi sono in atto per il risarcimento, non solo dei danni materiali, ma anche per le conseguenze sulla salute?

  • Lo Stato a indicato in questi giorni di voler investire 80 milioni di euro per il rifacimento degli acquedotti delle zone interessate dall'inquinamento da Pfas: alla luce di questi fatti, anche la città fruirà di questi finanziamenti?

Leggi tutti gli articoli su: Achille Variati, Raffaele Colombara, pfas

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