Quotidiano | Categorie: Politica, Sanità

Sbrollini e De Filippo a Vicenza parlano di sanità e di riforma dei LEA. Applausi a Variati

Di Anna Barbara Grotto Martedi 10 Marzo 2015 alle 09:02 | 0 commenti

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Ieri sera si è svolto un incontro di approfondimento aperto al pubblico presso i Chiostri di Santa Corona

Il Sottosegretario di Stato alla Salute nel Governo Renzi, Vito De Filippo, e l'onorevole del PD Daniela Sbrollini sono giunti ieri a Vicenza per parlare di Sanità e delle novità definite dal Ministero della Salute. Nella mattinata si è svolto un incontro con la direzione dell'ospedale S. Bortolo, alla presenza dell'assessore Antonio Dalla Pozza, candidato per Vicenza alle prossime regionali, del consigliere regionale Stefano Fracasso, nuovamente il lizza a maggio, e dell'assessore regionale della Lega Roberto Ciambetti.

In serata, poi, è stato organizzato dal PD provinciale un evento aperto al pubblico per parlare di Sanità a Vicenza e in Veneto; in particolare dell'importante aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ovvero l'insieme delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale eroga a tutti i cittadini gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza. L'incipit è della Sbrollini che elogia l'eccellenza delle strutture sanitarie venete «nonostante la politica regionale non abbia sempre accompagnato e facilitato il lavoro di operatori e professionisti», tanto che questa «disattenzione» da parte dei vertici regionali ha fatto retrocedere il Veneto all'attuale quinto posto fra le regioni virtuose in ambito sanitario. La Sbrollini sollecita il dialogo fra le diverse anime delle istituzioni e fra Regione e Governo: «Il Veneto chiede meno burocrazia; chiede di poter contare su un organico più numeroso e meglio organizzato, per poter soddisfare le richieste crescenti di pazienti provenienti da altre regioni, che desiderano farsi curare in Veneto perché ne riconoscono l'eccellenza; chiede la creazione di ospedali di comunità, per cronicità e lunghe degenze».
De Filippo nel suo intervento sottolinea le disparità presenti in Italia e la scarsa organizzazione portando l'esempio di Nicole, la neonata morta in Sicilia, letteralmente rimbalzata da una clinica all'altra: «In Sicilia esistono 124 strutture sanitarie -a fronte delle 80 necessarie- ma non esiste fra di loro un coordinamento». De Filippo afferma comunque che si è sulla buona strada per una serie di importanti cambiamenti, «tanto che -dice- si potrebbe dividere la storia della sanità italiana fra un ‘prima di Renzi' e un ‘dopo Renzi'». Secondo il sottosegretario, infatti, prima del 2014 il "regionalismo" aveva portato a notevoli disparità, mentre l'introduzione dei nuovi LEA rende uguali le regioni. Inoltre è stato scritto un nuovo "Patto per la salute" con risorse stanziate per gli anni 2014/2015/2016. Dell'era post-Renzi fa anche parte una massiccia riorganizzazione ospedaliera.
È il turno di un intervento "dal pubblico" del sindaco Variati, presente anche in veste di presidente della Provincia e di delegato dell'Anci per il welfare e le politiche sociali, delega riconfermatagli nel dicembre scorso. Il sindaco riprende il discorso sul regionalismo come piaga della Sanità in Italia: «Il regionalismo ha fallito, l'insulso blateramento sul federalismo di cui la Sanità è stata vittima, in cui non sono stati valorizzati i "veri" ospedali rispetto ai tanti "falsi" ospedali, che sono pericolosissimi. Non si sono valorizzate le strutture cliniche territoriali, e l'ospedale è divenuto unico riferimento anche per i codici bianchi, vero misuratore dell'inefficienza delle politiche regionali. E chi ne paga le conseguenze? Il personale, perché la classe politica ignorante delega a presunti "tecnici" la gestione della Sanità: in Veneto infatti non esiste un assessore alla Sanità, ma una sorta di "supervisore" che fa il bello e il cattivo tempo». Qui scatta l'applauso della novantina di presenti, fra addetti ai lavori, medici, infermieri, associazioni, malati. C'è poi spazio per alcune testimonianze; fra tutte, quella di Anna Albarello dell'Associazione Malattie Rare "Mauro Baschirotto", che riguardo le 110 nuove malattie rare aggiunte all'elenco delle patologie a carico del sistema sanitario nazionale (per un totale di oltre 700), dice laconica «apprezzabile, ma sono ancora molto poche: le malattie rare attualmente riconosciute sono oltre 7000».


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