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La "tranquilla" notte di Martelletto dell'Usb al Pronto Soccorso del San Sortolo

Di Emma Reda Giovedi 8 Gennaio 2015 alle 21:00 | 0 commenti

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Federico Martelletto del sindacato di base USB racconta la sua esperienza al Pronto Soccorso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza in una notte di gennaio 2015, esperienza non dissime da quella descritta anni fa da un nostro redattore che avevamo "dislocato" al pronto soccorso per raccontarlo dal vivo. Poco è cambiato se non in peggio...

Questa è la mia testimonianza di una notte di gennaio 2015, trascorsa al Pronto Soccorso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza per accudire un famigliare in consulenza: una grande presenza di utenti (mi è stato riferito poi di una media di 350 accessi giornalieri) in attesa di consulenza che riempivano tutte le sale d’attesa  e i corridoi interni alla struttura con barelle posizionate ovunque.

Alcuni di loro, allettati e bisognosi di assistenza di base, che aspettavano da tempo per il cambio del panno, per la rimozione delle fleboclisi ecc. Infermieri e operatori socio sanitari che correvano ovunque da un ambulatorio all’altro, per assistere alle richieste. Decine di famigliari  “inbufaliti” che al “comparire” di un operatore sanitario gli “riversavano” tutte le loro preoccupazioni, richieste e soprattutto proteste. La sensazione percepita era  di una struttura letteralmente presa d’assalto dai cittadini, di personale ospedaliero “travolto” da un sovraccarico lavorativo, al quale non si riusciva a dare risposte immediate: personale che correva a passo svelto e sguardo fisso in avanti, perchè non c’era  “tempo da perdere” . Personale che devo dire, riusciva a mantenere la calma in situazioni anche particolarmente difficili nelle quali gli atteggiamenti di alcuni utenti erano anche particolarmente aggressivi . E dalle sale di emergenza uscivano frequentemente pazienti accompagnati dal rianimatore, sottoposti a ossigeno terapia e monitorati ad apparecchiature... segnale evidente che si trattava di vere emergenze. Chiesi ad alcuni famigliari da quanto tempo fossero in attesa e mi venne riferito di pazienti che aspettavano la prima consulenza da 8 ore, di pazienti che per chiudere la pratica amministrativa di accesso attesero anche per 12, 14, 17 ore. Mi resi conto allora, perché il clima era così infuocato.

Questa breve cronistoria (ma gli operatori mi hanno riferito di giornate lavorative ancor più difficili) evidenzia allora la incapacità della Direzione Ulss 6, nel dare risposte a cittadini e lavoratori. E' ovvio che in queste situazioni sarebbe necessario potenziare la struttura con ulteriori ambulatori aggiuntivi e personale. Ma come oramai è noto, la regione impedisce nuove assunzioni di personale. E intanto, si continuano a promuovere riorganizzazioni “di facciata” che servono a gran poco, come la tanto decantata presenza del psicologo per migliorare la comunicazione con l’utenza. E di seguito i grandi comunicati stampa..., ma poi, come si vede, l’evidenza dei fatti è ben diversa.

Tengo a precisare che nel mio caso il tempo d’attesa complessivo, in quella notte è stato di 15 ore, trascorse gran parte in piedi perché non c’erano sedie sufficienti.

Ma vogliamo smetterla di prenderci in giro e attribuire sempre le responsabilità ad altri? La direzione, il primario, dicono pubblicamente che tutto ciò accade perchè il sistema territoriale di assistenza (i medici di base) non è sufficientemente organizzato. Ma lo si dice da anni e il problema rimane..e perchè allora, se non si riesce a rendere più efficiente il territorio (per evidenti rapporti di forza lobbistici), nel frattempo non si  procede, come già detto, con nuove assunzioni per dare un minimo di risposte?

Ecco perché mi viene naturale pormi le solite domande: ma c’è la volontà politica per migliorare la sanità pubblica o si prende tempo perché in realtà gli obbiettivi sono altri? Lo smantellamento della sanità pubblica a favore dei privati? Incrementare sempre più la compartecipazione alle spese sanitarie per i cittadini?

La nostra classe dirigente regionale e locale è ben pagata e ha il dovere di dare risposte adeguate…


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