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Slitta a dicembre l'inaugurazione del Museo del gioiello per i ritrovamenti archeologici

Di Martina Lucchin Lunedi 11 Agosto 2014 alle 13:27 | 0 commenti

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Il Palatium Vetus della Basilica Palladiana si è rivelato anch’esso un gioiello: architettonico ed archeologico. Ecco il perché del protrarsi dei lavori di restauro e trasformazione dei locali in cui la Fiera di Vicenza allestirà il Museo del gioiello. Sono stati, infatti, ritrovati un affresco risalente alla metà del millecinquecento, che testimonia l’antica presenza della Cappella dedicata a San Vincenzo, e tre arcate al livello della strada su cui poggiava la Basilica prima del rialzo effettuato da Domenico da Venezia.

Il restauro dell’affresco e gli interventi nel vano archeologico al piano terra che permetterà di vedere le arcate, oltre alle cataste di mattoni risalenti al crollo del Palazzo e il portavivande del carcere una volta lì ospitato, hanno allungato i tempi dei lavori e fatto lievitare i costi. Come ha spiegato nel sopralluogo di questa mattina l’assessore alla cura urbana Cristina Balbi, la giunta ha licenziato infatti una delibera che approva il progetto definitivo dal costo di 90 mila euro per rendere accessibile il vano archeologico.

Soldi che si aggiungono ai 710 mila complessivi già messi in campo dal Comune (450 mila) e dalla Fiera (260 mila), con cui si è proceduto sotto i dettami della Sovraintendenza alla conservazione e valorizzazione della storia dei vani del Palatium e alla realizzazione di moderni impianti di riscaldamento  e rinfrescamento.

Sei sale al piano superiori ospiteranno quindi gli allestimenti della Fiera, mentre nel piano inferiore troveranno posto la biglietteria ed un vano utilizzabile per eventi. Vicino alla biglietteria saranno inoltre visibili le murature che costituivano l’antica partizione delle botteghe, coperte nel primo novecento per lasciare spazio alla vendita delle divise del regime fascista.

Slittata la fine del cantiere prevista per la metà del 2014, inizia quindi il vero conto alla rovescia per l’inaugurazione del Museo le cui porte si apriranno a dicembre in corrispondenza della terza mostra in Basilica targata Goldin. 

 

(Nella foto l'architetto Andrea Donadello (direttore dei lavori e parte del gruppo di Progettazione) e l'assessore Cristina Balbi)

 

Comune di Vicenza - Ancora pochi mesi e il Museo del Gioiello, oltre 450 metri quadrati al piano terra e ammezzato della Basilica Palladiana, sarà completato e pronto per essere aperto al pubblico sotto la gestione di Fiera di Vicenza, in concomitanza con la grande mostra dedicata da fine dicembre alla sera e ai notturni nella pittura.
Questa mattina l'assessore alla cura urbana Cristina Balbi, accompagnata dall'architetto del gruppo di progettazione e direttore dei lavori Andrea Piero Donadello, ha eseguito un sopralluogo in quelli che si stanno rilevando spazi assolutamente inediti, capaci di raccontare passaggi ancora sconosciuti della storia della città.
“Non sarà soltanto un prestigioso spazio espositivo, dotato di tutti gli accorgimenti tecnologici e di sicurezza indispensabili per ospitare gioielli preziosi – ha dichiarato l'assessore Cristina Balbi -  ma anche un luogo dove è scritta la storia di Vicenza. Ambienti che hanno via via stupito anche noi per la ricchezza di ritrovamenti e segni del passato che abbiamo doverosamente valorizzato, modificando in corso d'opera la successione delle lavorazioni e, laddove necessario, il progetto stesso”.
L'intervento di restauro ha infatti messo via via in evidenza le numerose trasformazioni storiche dei più antichi spazi della Basilica, dove già alla metà del Duecento si riuniva il consiglio plenario della città. Si tratta di ambienti chiamati già allora Palatium Vetus, perché formati da edifici preesistenti, tra i quali una piccola chiesa. Luoghi che hanno assunto funzioni differenti in seguito al trasferimento del Consiglio dei Quattrocento nel grande salone superiore del Palazzo della Ragione, realizzato da Domenico da Venezia nel 1400 inglobando gli antichi edifici e magnificamente “rivestito” dal Palladio nella seconda metà del 1500.
L’ingresso al nuovo museo avverrà dalla galleria che dalla piazza dei Signori conduce in piazza delle Erbe, corrispondente alla strada che dall'antico decumano romano scendeva verso il fiume e verso il teatro Berga.
Si entrerà dunque nel museo da ovest, direttamente nella sala che ha subito nei secoli le maggiori trasformazioni (in questo spazio, diventato bottega, durante il Ventennio venivano vendute ai vicentini le divise del Fascio...), ma che allo stesso tempo ha permesso di fare emergere, sotto agli intonaci Novecenteschi, alcuni lacerti delle arcate più antiche del palazzo. Tali arcate, fino ad oggi inedite, testimoniano l’affaccio su una strada e saranno visibili anche nella sala retrostante, che sarà dedicata alle esposizioni temporanee.
Da questo ambiente, sempre al pian terreno, si potrà accedere al cosiddetto vano archeologico, uno spazio interrato dove si potranno osservare le fasi successive al crollo dell’antico palazzo, con la conservazione degli antichi mattoni, nonché un passavivande, memoria storica del tempo in cui, trasferito il Consiglio dei Quattrocento nel grande salone superiore, questi spazi furono destinati persino a prigioni cittadine.
Tali stratificazioni testimoniano infine il cambiamento di quota della attuale piazza dei Signori, avvenuto sul finire del Quattrocento.
In questo spazio il progetto iniziale prevedeva la collocazione dei servizi igienici del museo, ma l'importante ritrovamento archeologico ha reso necessario un cambiamento in corso d'opera, con  il restauro dei reperti e la progettazione di un accesso al vano con scala e servoscala per i disabili.
Immediatamente a destra della sala d'ingresso, dove saranno allestiti biglietteria e bookshop, la scala e l'ascensore saranno installati nella cappella dedicata a San Vincenzo fin dal 1300, la cui altezza potrà essere percepita attraverso un ballatoio da cui osservare l'affresco di una crocefissione risalente al 1500 e la traccia della più antica finestra del palazzo, entrambi elementi storico-artistici molto preziosi, emersi durante l'eliminazione delle tinteggiature moderne.
Raggiunto il piano ammezzato,  il visitatore entrerà quindi in un ambiente in cui spiccano arcate duecentesche e alcuni lacerti di intonaci che rivelano la posizione delle finestre più antiche.
Questa sala e le altre cinque successive, corrispondenti agli spazi occupati nei decenni scorsi dall'appartamento del custode e caratterizzate da intonaci perlopiù ottocenteschi e da pavimentazione in terrazzo alla veneziana, ospiteranno il museo del gioiello permanente, le cui teche saranno allestite a breve da Fiera di Vicenza secondo un progetto che si è integrato ed è andato di pari passo con quello del restauro.
Sfruttando le intercapedini, le sale sono state tutte dotate di un importante equipaggiamento tecnologico: l’impianto di climatizzazione e di trattamento dell’aria, l’impianto elettrico e di videosorveglianza, l’impianto di rilevazione fumi e antincendio rispondenti ai più elevati standard internazionali.
Nuovi infissi dotati di vetri stratificati antisfondamento e antiproiettile consentiranno infine di scorgere dall'interno delle sale le serliane del Palladio e le volte a crociera di Domenico da Venezia.
L'intervento di restauro, del costo iniziale di 710 mila euro, è stato finanziato per 450 mila euro dal Comune e per 260 mila euro da Fiera di Vicenza, che avrà in gestione il museo.
Le varianti rese necessarie in corso d'opera sono state tutte coperte dai ribassi d'asta, eccetto l'intervento per l'accessibilità del vano archeologico, per il quale l'amministrazione comunale ha di recente stanziato ulteriori 90 mila euro, portando a 800 mila euro l'investimento complessivo.
Il progetto è stato definito dall'assessorato alla cura urbana del Comune in stretta collaborazione con la Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici e con la Soprintendenza archeologica, è stato sviluppato dall'architetto Andrea Piero Donadello per la parte di restauro, dalla F-M ingegneria per le strutture e dalla Master Progetti per gli impianti, con la consulenza storica del professor Franco Barbieri. I lavori sono stati aggiudicati al raggruppamento temporaneo d'impresa formato da CGM Costruzioni Generali Monselice, Bressan impianti e Menesello impianti elettrici. 


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