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Bufere: Veneto Banca sì, BPVi no? Consoli ringhia ma Zonin fa il Gattopardo

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Giovedi 19 Febbraio 2015 alle 00:27 | 0 commenti

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Quali sarebbero le accuse all'ex presidente Flavio Trinca e all'ex ad e ora dg di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, che avrebbero originato l'inchiesta in corso sulla banca popolare che da Montebelluna si era lanciata nella finanza che conta (da Generali a Fonsai) e perciò, pensano alcuni, era stata attaccata dai "salotti buoni" e da Bankitalia fin da quando la volevano far assorbire dalla Popolare di Vicenza, poi dimostratasi per la BCE addiritttura un "pizzico" meno solida della cugina trevigiana scontrosa?

L'aver "drogato" il valore delle azioni, fissato da stime di professionisti incaricati dalla banca stessa e non dalla Borsa, in cui non è quotata come non lo sono, tra le dieci "grandi" coinvolte nell'azzeramento del voto capitario voluto da Renzi e dall'Europa della finanza, anche e solo la BPVi e la Popolare di Bari.

E, poi, ci sarebbe il sospetto di aver finanziato soci della popolare stessa (ma le Popolari non devono fare anche questo?), prima comunque che i controlli della BCE promuovessero la Veneto Banca dopo le verifiche anche sulla bontà dei crediti concessi a condizione che ne svalutasse una parte (come, anche quì, è avvenuto per la Popolare di Zonin).

E quali soci avrebbe finanziato leggendo l'elenco di quelli che la GdV avrebbe controllato? Udite udite, non poveri cristi magari all'ultimo respiro a cui il finanziamento avrebbe potuto essere concesso perchè comprassero con una parte di quello anche azioni per tenere in piedi la patrimonializzazione dell'istituto, ma gente come Gianfranco Zoppas, Giuseppe Stefanel e Marco De Benedetti per citare i più noti a liveo nazioanle oppure, a livello vicentino, i due fratelli Biasia!

Aspettiamo come ha invitato a fare il nuovo presidente Favotto i passi successivi degli inquirenti, seguiamo il contrattacco determinato di Consoli, artetice della crescita della banca biricchina e da tempo messo sulla graticola (per lesa maestà?), e comprendiamo i timori dei dipendenti, ma una osservazione, e poi una domanda, la facciamo.

Se quelle fossero le accuse e se fosse provato che ne fossero derivati danni alla banca e impedimenti alla vigilanza, di certo non potrebbe dormire sonni tranquilli la Banca Popolare di Vicenza che anche su Il Sole 24 Ore, non su Il Manifesto, ha subito e viste motivate da argomentazioni di giornalisti credibili le stesse accuse su quotazioni gonfiate delle azioni e su prestiti concessi a clienti soci a patto che comprassero azioni ma con nomi meno pesanti (e solidi) di quelli fatti nel caso di Montebelluna.

Allora quale sarebbe la differenza di comportamenti tra BPVi e Veneto Banca se GdF e inquirenti non si recheranno  anche in via Btg Framarin?

Forse, ci verrebbe da rispondere, la presenza di un certo Andrea Monorchio come vice presidente "delegato" a tenere i rapporti con i "poteri" dei vetusti ma ancora possenti salotti della finanza italiana, debole con i forti in Europa e nel mondo, forte con chi quei salotti vorrebbe liberarli dai tarli del familismo nostrano e del capitalismo italiano senza capitali.

Ma, di sicuro per noi "inesperti" di finanza sarebbe l'ipotesi più logica, la differenza tra lo show andato in onda lungo Via Feltrina sud, inondata dai dipendenti messi fuori dalla porta per consentire le tipicamente riservate indagini, e l'assenza di spettacolo a Vicenza potrebbe risiedere in una "furba" capitolazione già avvenuta dalle nostre parti.

Se Montebelluna ha provato nel recente passato a opporsi alle pressioni "degradando" solo formalmente da amministratore delegato a direttore generale l'uomo forte della banca Vincenzo Consoli (operazione che ora sembra proseguire anche se stavolta sarà difficile resistere se il Nordest non troverà compattezza e coraggio), Gianni Zonin, l'uomo forte della BPVi contro cui si concentrerebbero gli strali che vorrebbero ridurre a provincia la finanza locale, ha giocato di anticipo con un'operazione inversa rispetto a quella che ha riguardato Consoli: il pluridecennale presidente vicentino ha promosso Samule Sorato da dg ad amministratore delegato.

Come a voler dire: fermi tutti, mi faccio da parte io...e lascio spazio a un tecnico.

Se nulla avverrà di roboante intorno alla Banca Popolare di Vicenza, che ha fatto crescere economicamente, molto, il territorio ma ne ha influenzato, troppo, le decisioni, la nostra umile interpretazione potrà essere una di quelle giuste.

Se, poi, Zonin realmente lascerà il bastone del comando al fedele Sorato, beh, no, questo sarebbe troppo...

Non a caso Zonin, da imprenditore del vino, è molto vicentino e un po' siciliano al tempo stesso: abbastanza vicentino di nascita da non dire troppo spesso la verità, altrettanto siciliano di adozione da ammirare, emulare e, forse, superare Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

L'autore de Il Gattopardo a Tancredi di Falconeri, nipote del Principe Fabrizio, faceva dire: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».  

"Giannuzzo" Zonin la massima la sta mettendo in atto: chapeau!


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