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Nuova emigrazione: il Veneto secondo in Italia. Ma agli enti di supporto pochi fondi e tanta "operazione nostalgia"

Di Pietro Rossi Venerdi 31 Luglio 2015 alle 18:20 | 0 commenti

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Un esercito in crescita, 15 mila persone che ogni due anni se vanno dal Veneto a cercare lavoro all'estero. E non si parla di "cervelli", ma di veneti disposti a fare qualsiasi lavoro, perché qui non ce n'è. Eppure organismi come "Vicentini nel mondo", un ente storico che sessant'anni fa, in piena ondata di emigrazione veneta in Brasile e in Australia, dava un supporto morale e anche materiale ai suoi concittadini si trova ora a fare dei conti diversi. Novità? Poche...anzi molte.

 

Appena finita l'era Giuseppe Sbalchiero, ex presidente di Confartigianato Vicenza, il nuovo presidente Marco Appoggi ha presentato oggi l'inizio del suo mandato (è stato nominato il 25 giugno) e le iniziative dei "Vicentini nel mondo". Gli anni della presidenza Sbalchiero, in carica dal 2003 al 2015, se li ricordano tutti bene. Erano anni d'oro, con comitive di giovani di terza e quarta generazione che venivano in visita a Vicenza, corsi organizzati dalla Camera di Commercio e viaggi dei nostri rappresentanti, per questioni - chiamiamole così - di pubbliche relazioni in posti come il Brasile, l'Argentina o la lontana Australia.

Altri tempi, tempi in cui sia la Regione che molti degli organismi che compongono l'ente (Camera di Commercio, la Provincia, i Comuni della Provincia di Vicenza le Associazioni di categoria e i sindacati, vari organismi ed istituzione della Provincia) aprivano volentieri i cordoni della borsa. Dal 2012 al 2014 "Vicentini nel mondo" ha messo a bilancio quasi un milione di euro, mentre la Regione, fino a pochi anni fa, destinava circa due milioni di euro per le associazioni di tutela degli oriundi. Attualmente sono in tutto 13, tra fondazioni, associazioni e enti (sarebbe meglio dire ente, dato che quello di Vicenza è l'unico) gli organismi di questo genere presenti nel territorio. La scure dei tagli si è però fatta sentire negli ultimi anni. La Regione ha drasticamente chiuso i rubinetti e la stessa Camera di Commercio, almeno a Vicenza, mette a disposizione solo qualche locale, levando dai propri costi di bilancio la quota prima destinata all'ente. Per il 2015 ha stanziato 20 mila euro, ma non soldi liquidi bensì i costi "vivi" per mantenere un minimo di struttura, che comprende anche un dipendente (il secondo, andato in pensione, non è più stato sostituito).

Si può quindi parlare ancora di "carrozzone" e di piazzamenti politici per piccole sacche di potere quando si parla dei Vicentini nel mondo? Dipende tutto dalle mosse future dell'organizzazione. A livello attuale, il carrozzone di prima sembra adesso più che altro una carozzina. Un bilancio previsto per il 2015 di circa 100 mila euro, stando alle dichiarazioni di Raffaele Colombara e di Marco Appoggi, rappresentanti del Comune nell'assemblea dell'Ente.
Il presidente Appoggi - ex consigliere ed ex capogruppo della Lista Variati - ha nel suo curriculum la risposta sulle "quote politiche" degli incaricati. La differenza tra lui e Sbalchiero, amico dell'ex presidente della Provincia Manuela Dal Lago, è per forza di cose marcata da quer soldi in meno che di certo non permettono gite fuori porta un po' lunghe verso i vicentini dall'altra parte del mondo o celebrazioni in pompa magna per la visita di questi nel suolo natio. In tempi di vacche magre il programma presentato fa quasi tenerezza: a settembre la partecipazioni di due ragazzi, figli di figli di immigrati, al Cisa, e a ottobre, con il contributo della Regione del Veneto e la collaborazione dell'Associazione Polesani nel Mondo, un soggiorno in Veneto per 14 emigrati od oriundi veneti provenienti da Sudamerica e Sudafrica, di età pari o superiore ai 65 anni. Questo e poco altro. La solita rivista, distribuita in abbonamento - con un'iniziativa simile i "colleghi" "Bellunesi nel mondo" pure ci campano - e poi la festa dell'emigrante, con l'ultima che si è svolta a Lusiana, momento topico dell'ente e occasione per delineare lo stato dell'arte.
Quando mancano i soldi, si comunica con Skype con i discendenti dei vicentini che mantengono l'orgoglio dell'italianità e le questioni che caratterizzano quello che un tempo si distingueva fondamentalmente come ente assistenziale, riguardano soprattutto il tema della nuova immigrazione intellettuale. " Ci sono molti ragazzi in giro per il mondo con ruoli importanti - ha sottolineato Appoggi - ed è importante mantenere i rapporti, attraverso borse di studio e corsi di formazione". L'immigrazione di ritorno è però poca o assente. Anzi, è in crescita il fatto che siano gli italiani a tentare (ancora) fortuna verso le economie in crescita del Brasile, ad esempio. Ma se anche questi ragazzi partono con una laurea o un master e delle idee diverse dal finire in qualche miniera a spezzarsi la schiena, alla fine la globalizzazione non offre di sicuro tutte rose e fiori. L'emigrazione dei cervelli dell'Italia ha pian piano lasciato il posto a un esodo di più basso profilo. Altro che dottorati di ricerca o posti nei templi della (seconda) new economy. In Veneto la mancanza di lavoro è un dramma conclamato e si parte per le capitali europee o oltreoceano per fare i camerieri o lavori anche più umili. Comunque lavori. Secondo le ultime ricerche il Veneto è la seconda regione d'Italia, dopo la Lombardia, per emigrazione con una crescita a biennio di circa 15 mila unità.
La struttura dei circoli sparsi per il pianeta è però più color nostalgia che non una vera e propria organizzazione che può dare supporto ai vicentini - come un tempo - che tentano la fortuna all'estero. Come fanno sapere i rappresentanti dell'ente, l'unico appoggio è di natura "umana", con indicazioni su come muoversi tra burocrazia e città, fornite dal lontano cugino. Una specie di passaparola e di solidarietà minima italiana, insomma. E così l'ente Vicentini nel mondo, ma anche il resto delle associazioni simili nelle altre provincie, stanno cercando una loro propria identità, quasi si fossero trovati loro stessi stranieri in terra straniera. Si parla di aggregazioni con gli altri circoli ma non di fondare un circolo unico "Tutti sono troppo legati al territorio" e di progetti forse un po' troppo confusi, come il coinvolgimento di investitori e industriali oriundi in terra vicentina.

Non è un esperimento nuovo, ci avevano già provato quando le associazioni di categoria erano più forti. Adesso le cose sono cambiate. La Regione Veneto, ad esempio, se da una parte ha tagliato i fondi - per tutto il settore mette a bilancio oggi circa 800mila euro - dall'altra mette la maggior parte di quei soldi - 700 mila euro secondo il piano finanziario 2014 - alla voce "trasferimenti per iniziative di informazione, istruzioni e culturali per i Veneti nel mondo e per agevolare il loro rientro", quindi in primis l'associazionismo. Ma si torna al punto di prima. La cosa che viene dichiarata, ma che nessuno fa, è che il supporto morale e materiale, adesso, sarebbe necessario per i molti che se ne vanno dal Veneto a cercare lavoro da altre parti, perché qui, inutile nasconderlo, risolvere il nodo occupazionale appare una chimera ancora lontana. Ma, naturalmente, per chi vuole invece vuole far tornare indietro i figli dei propri discendenti o vuole sostenere gli oriundi con il legittimo, lontano ricordo del "borgo natio", ammetterlo e agire di conseguenza sarebbe come ammettere una sconfitta.


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