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Mose, dopo il danno la beffa: le navi più grandi non entrano

Di Rassegna Stampa Mercoledi 7 Gennaio 2015 alle 09:46 | 0 commenti

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di Francesco Bottazzo*

Doveva servire per far arrivare le navi in porto con le paratoie del Mose alzate. Peccato che così come è stata realizzata l'unica cosa che può fare la conca di navigazione alla bocca di porto di Malamocco è bloccare i container fuori della laguna. Tutta colpa della scogliera di protezione lunga poco più di un chilometro e troppo vicina all'ingresso. La sua presenza infatti non permette alle navi più grandi di allinearsi ed entrare in sicurezza.

Non a caso finora le prove sono state fatte con i cargo più piccoli e già con questi i piloti hanno cominciato ad esprimere le proprie perplessità. I problemi però evidentemente erano emersi già qualche mese prima se il presidente del Porto ha scritto al ministero delle Infrastrutture e al magistrato alle Acque chiedendo alcune modifica alla conca. «Noi l'abbiamo realizzata come da progetto», si difende il Consorzio Venezia Nuova. Qualcuno però ha sbagliato i conti - e i disegni - se così non serve a niente. In realtà qualche polemica c'era già stata per le sue dimensioni, troppo esigue - considerando i grandi container che arrivano allo scalo veneziano - che ne limitano l'accesso alle navi lunghe più 280 metri. Ma mai nessuno si era spinto a testare la sua inutilità per le attività portuali. La bufera degli arresti del Mose ha bloccato ogni intervento, che inevitabilmente dovrà essere fatto, e non a costo zero. Il progetto dell'Autorità portuale prevede infatti la realizzazione di una sorta di muro di gomma in continuazione con una delle sponde della conca in modo da far appoggiare le navi prima di spingerle all'interno, così come avviene ad esempio per il canale di Panama. L'intervento tecnicamente assume il nome di «mooring dolphin» e costa tra i dieci e quindici milioni di euro, che qualcuno dovrà mettere per far diventare operativa la conca di navigazione. E dire che il passaggio della prima nave era stato annunciato con grossa soddisfazione dal Consorzio Venezia Nuova. Era l'8 giugno dell'anno scorso quando il cargo Slavutich di 115 metri di lunghezza ha attraversato la conca in assetto normale, in poco più di 4 minuti. Le prove sono continuate anche durante l'estate aumentando gradualmente la stazza e quindi anche la lunghezza delle navi, facendo emergere quei problemi che erano stati evidenziati da piloti e Porto già qualche mese prima. La scogliera infatti non metterebbe in condizioni i cargo di allinearsi completamente e la cosa comporta grossi rischi anche di impatto sulle sponde. La conca funziona come qualsiasi «diga» tra dislivelli, quando le paratoie saranno alzate per contenere le maree eccezionali superiori a 110 centimetri. La procedura prevede che a Mose chiuso le navi all'arrivo trovino la conca aperta, entrino, aspettino la chiusura della prima porta e quindi l'apertura della seconda per proseguire lungo il Canale dei Petroli e arrivare al terminal di Marghera. Una vera beffa per quella che è stata annunciata - con i suoi 370 metri di lunghezza e 50 di larghezza - come una delle più grandi strutture al mondo di questo tipo. Doveva essere uno dei fiori all'occhiello del sistema Mose, per ora rappresenta solo uno dei punti neri. E' dal 2004 che Mantovani è impegnata nella costruzione, con un numero di operai che hanno sfiorato anche le cento unità. E già dal 2005 i piloti hanno cominciato ad usare il simulatore di addestramento per guidare i cargo ad affrontare il passaggio. L'allora presidente del Porto Giancarlo Zacchello definì conca e simulatore gli strumenti giusti per garantire funzionalità e sicurezza dello scalo veneziano. Ma i lavori erano appena cominciati e ritardi e aumenti di costi dovevano ancora essere all'orizzonte. Bene per il Porto che l'entrata in funzione delle dighe mobili non sia prevista prima del 2017 perché davanti ci sono ancora due anni di tempo per approvare il progetto presentato al ministero, trovare i soldi e realizzarlo, ponendo una pezza a questa situazione. Viene da chiedersi perché solo 11 anni dopo l'inizio del lavori ci si accorge che la conca così come è stata pensata non funziona. E chi metterà i soldi che servono per riparare l'errore?

*Da Il Corriere del Veneto

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