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Centro comunale antiviolenza: 572 richieste d'aiuto. Sala: c'è bisogno di finanziamenti

Di Edoardo Andrein Mercoledi 4 Marzo 2015 alle 12:50 | 1 commenti

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L'assessore alla comunità e alle famiglie, Isabella Sala insieme al consigliere delegato alle pari opportunità Everardo Dal Maso e ad alcuni rappresentanti dell'associazione Donna chiama Donna che gestisce il Centro comunale antiviolenza, hanno presentato il bilancio dell'attività del Centro comunale antiviolenza in via Torino a Vicenza: sono 572 le persone che hanno richiesto aiuto dal giorno di apertura dell'aprile 2012, con un aumento di accessi in maniera costante.

"Una grande risorsa per le donne che accedono e per i volontari che prestano servizio, gli utenti arrivano anche da molti Comuni del territorio vicentino che ci auguriamo ci aiutino in futuro con un piccolo contribuito economico, c'è bisogno di finanziamenti" ha detto Sala.
Venuto meno il fondo della Fondazione Cariverona, le risorse servono per tenere aperto lo sportello e anche per la formazione degli operatori, tra cui quelli del recente sportello omofobico. È stata attivata anche la possibilità del 5 per mille.
I dati indicano un 95 per cento di utenti donne, 65 per cento italiane e il resto straniere.
E i casi di violenza non riguardano solo quella fisica, ma anche psicologica ed economica.
 
Maggiori dettagli forniti dal Comune di Vicenza:
In occasione dell'8 marzo, giornata internazionale della donna, la consulta comunale per le politiche di genere con l'ufficio comunale per le pari opportunità in collaborazione con gruppi e associazioni femminili propongono numerosi appuntamenti. Tra questi non mancano momenti dedicati alla raccolta fondi a favore del Centro comunale antiviolenza con sede in via Torino 11.
Il CeAv nasce da un progetto condiviso tra il Comune di Vicenza, l'Ulss 6, le Forze dell’ordine, l’Ufficio Scolastico Provinciale, la Provincia di Vicenza, l’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia) e numerose associazioni femminili attive sul territorio con l'obiettivo di offrire alla città uno spazio di riflessione e contrasto alla violenza e garantire interventi e servizi alle donne e a tutte le persone vittime di ogni forma di violenza.
I servizi del Centro sono gestiti dall’associazione “Donna Chiama Donna” che si avvale di personale specializzato, dipendente o volontario a disposizione negli orari di apertura, il lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 14.30 e il giovedì dalle 9 alle 17.
Il Centro offre un servizio dedicato, pubblico e gratuito, di contatto e primo accesso per chiunque necessiti di aiuto e consulenza o di interventi di protezione immediata, in quanto vittima di violenza; coordina la rete dei servizi e delle strutture già esistenti sul territorio che si occupano di violenza, attraverso la definizione di protocolli operativi, anche per quanto riguarda l’attivazione di interventi di protezione immediata avvalendosi di strutture di pronta accoglienza; attiva iniziative ed attività di sensibilizzazione, informazione e formazione rivolte alla cittadinanza in generale o a target specifici di popolazione, finalizzate alla prevenzione ed al contrasto della violenza.
L'assessore alla comunità e alle famiglie Isabella Sala, il consigliere delegato alle pari opportunità Everardo Dal Maso e l'avvocato Lucia Fazzina in rappresentanza dell'associazione Donna chiama Donna hanno illustrato l'andamento del CeAv.
“Il Centro antiviolenza in aprile raggiungerà il traguardo del terzo compleanno. Un ottimo risultato per un servizio avviato grazie al finanziamento di Fondazione Cariverona e alla collaborazione  di tante donne e associazioni della città e in particolare dell'associazione Donna Chiama Donna che lo gestisce dall'avvio e che da oltre venti anni è punto di riferimento per le tematiche di cui si occupa il centro, cioè tutte le forme di violenza fra cui quelle meno evidenti della violenza fisica ma altrettanto devastanti quali la violenza psicologica e  quella economica – ha spiegato l'assessore alla comunità e alle famiglie Isabella Sala -. Dallo scorso anno il Centro sopravvive con le proprie forze, grazie al contributo comunale e regionale e con i finanziamenti raccolti da iniziative specifiche che consentono il servizio minimo di apertura per 30 ore settimanali. Per garantire la sopravvivenza e lo sviluppo del Centro, che sta crescendo velocemente nei numeri di fruizione a dimostrazione del grande bisogno del nostro territorio, nostro obiettivo - già condiviso nella programmazione della nuova Conferenza dei Sindaci insediata negli scorsi mesi - è il coinvolgimento attivo di tutti i 39 comuni dell'Ulss6 in quanto il servizio è usufruito per quasi la metà da donne e uomini provenienti da comuni diversi dal capoluogo. L'unione delle forze ci consentirà quindi non solo di essere disponibili all'ascolto e all'aiuto altamente specializzato ma anche di effettuare la fondamentale prevenzione per arginare un fenomeno che ha costi sociali altissimi. Ricordo che per sostenere il Centro è possibile devolvere la quota del 5 per mille dell'Irpef alle attività sociali del Comune, quota che sarà anche quest'anno interamente devoluta al CeAV”.
“Il Centro è rimasto sempre attivo, garantendo i servizi essenziali e l'apertura per 30 ore settimanali – ha aggiunto il consigliere delegato alle pari opportunità Everardo Dal Maso -. Il venir meno del contributo della Fondazione Cariverona ci ha stimolato a cercare nuove collaborazioni a costo zero. In questo senso abbiamo avviato un proficuo rapporto con l'ordine degli avvocati che generosamente ci offrono consulenze qualificate gratuite e, sempre nell'ottica del miglioramento del servizio, con l'agenzia di comunicazione Facci e Pollini che si è resa disponibile a realizzare gratuitamente la campagna per chiedere di devolvere al CeAv il 5 per mille. Inoltre durante l'anno proporremo una serie di eventi per raccogliere contributi, tra cui ricordo quelli imminenti in occasione della giornata della donna. E' nostro obiettivo del resto coinvolgere tutta la cittadinanza, affinché si senta effettivamente partecipe nel contribuire a mantenere vivo un servizio di primaria importanza. Ricordo, inoltre – ha concluso il consigliere -, che il Comune ha recentemente aperto lo sportello LGBT per persone lesbiche, gay, bisex, trans, intersessuali e queer, proposto dal Coordinamento delle Associazioni LGBT vicentine, DELOS, Agedo Vicenza, Rete Genitori Rainbow, la Parola, Arcigay 15 Giugno e Famiglie Arcobaleno con l'obiettivo di offrire consulenza e sostegno psicologico per questioni di genere, mobbing, coming out, bullismo omofobico, transizioni di genere”.
“La città ha effettivamente bisogno del servizio offerto dal CeAv come dimostrato dall'aumento degli accessi e dei contatti con gli operatori qualificati che vengono affiancati dai volontari di Donna Chiama Donna. Indispensabile dovrà essere il nostro lavoro anche sul fronte della prevenzione nelle scuole perché la conoscenza del fenomeno culturale ne consente il contrasto – ha dichiarato l'avvocato Lucia Fazzina in rappresentanza dell'associazione Donna chiama Donna che gestisce il Centro comunale antiviolenza”.
Dall'apertura nell'aprile 2012 il CeAv ha ricevuto 572 contatti comprensivi di telefonate per la richiesta di consulenze, informazioni appuntamenti, sia da parte di utenti che di operatori del territorio. Sul totale dei contatti, 305 persone sono state prese in carico in quanto vittime di violenza, di cui il 95% sono donne. 90 situazioni sono ancora aperte, mentre le rimanenti sono concluse. Dei 305 casi trattati, il 65% sono di nazionalità italiana e il 35% straniera: 194 vivono con il maltrattante. 177 sono le persone residenti a Vicenza,119 nei comuni appartenenti all’Ulss 6 e 9 provengono da altri territori.
Le donne con figli minori sono 175.
Per quanto riguarda l'autonomia economica degli utenti 137 delle 305 prese in carico risultano senza un reddito al momento dell'accesso al servizio.
Nella quasi totalità dei casi la violenza è messa in atto dal partner convivente all’interno dello stesso nucleo famigliare.
Il CeAv dal primo luglio 2014 si avvale della consulenza di un team di 35 avvocati esperti di diritto di famiglia che offrono agli utenti del centro un servizio di prima consulenza legale gratuita grazie ad una convenzione siglata tra Comune e Ordine degli avvocati di Vicenza. Dall'1  luglio al 31 dicembre 2014, nei sei mesi di prima applicazione, sono state 12 le consulenze gratuite svolte da altrettanti avvocati che hanno aderito al protocollo.
Al servizio di consulenza gratuita possono accedere le persone in difficoltà utenti del Centro, per non più di due consulenze all’anno. Sono escluse dal beneficio del servizio le persone portatrici di controversie inerenti le loro attività di carattere imprenditoriale, commerciale o artigianale, oltre a quelle già seguite da un difensore di fiducia.
Qualora la persona, a seguito della consulenza gratuita ricevuta, ritenga opportuno richiedere una successiva assistenza legale, deve conferire mandato ad un avvocato di sua scelta, diverso da quello che ha fornito la consulenza allo sportello.
La convenzione prevede anche un monitoraggio annuale dell'andamento del servizio legale al CeAV, con la verifica di eventuali problemi e proposte di modifica o integrazione, con la conseguente facoltà di rivedere l'elenco dei professionisti stilato.
Il Centro antiviolenza ha bisogno di risorse economiche per poter sopravvivere.
Nel 2014 lo stanziamento di bilancio è stato di 38.000 euro, di cui 18.000 come ultima parte del finanziamento biennale della Fondazione Cariverona per il primo semestre, 12.500 derivanti dalla quota parte del contributo regionale annuale e da 7.500 come ulteriore stanziamento specifico di bilancio. A questi si sono aggiunti 17.000 euro raccolti dall'associazione Donna chiama donna attraverso raccolte fondi con iniziative specifiche, contributi da privati ed associazioni. In totale nel 2014 il centro ha funzionato con 55.000 euro.
Per il 2015 lo stanziamento di bilancio sarà di 40.000 (25.000 da contributo regionale e 15.000 da stanziamento su capitolo specifico) a cui dovrà aggiungersi il reperimento di altri finanziamenti e contributi da privati.
Attualmente il centro garantisce, seppur faticosamente, l'apertura per 30 ore settimanali con operatrici professionali e con la compresenza di volontarie qualificate  dall'associazione Donna chiama Donna.
Il funzionamento del centro con operatrici professionali in compresenza, oltre al personale volontario, richiederebbe risorse per 89.000 euro.
Informazioni: CeAv 0444/230402, [email protected]. 


Commenti

Inviato Mercoledi 4 Marzo 2015 alle 15:03

Adesso abbiamo capito perchè le tasse pagate dai cittadini non bastano mai. Ci sono migliaia di sportelli in comune, in provincia, allo stadio, all'Ipab ecc...Tutti con relativi OPERATORI......Volontari pagati per offrire servizi assistenziali alle sole donne, altro che pari opportunità. I soldi della Cari Verona sono Finiti. Quei pochi € che restano servono per pagare lo sportellista, altri pochi per la formazione degli Operatori, tra cui quello dello sportello OMOFOBICO cioè gay, lesbiche, trans e altro. Serve altro? Ai disabili, agli invalidi, cosa si da, nemmeno l'iva per l'acquisto di una carrozzina. Mala tempora currunt. Se questo è il sociale siamo apposto.
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